Social Exit 20 luglio 2018

Il perché di una scelta

 

Ora potrai scoprire

  • i motivi che mi hanno portato a prendere la decisione di uscire dal giro dei social a livello personale,
  • gli aspetti più inquietanti della tribù virtuale alla quale non sento di appartenere,
  • le azioni che farò per restare in contatto con le persone vere.

 

PREMESSA

Cosa mi ha spinto a restare nel mondo dei social fino a questo momento?

All’inizio, oltre 10 anni fa, la curiosità di comprendere cosa stesse accadendo nell’ambito delle relazioni, del marketing e della comunicazione.

Se vuoi promuovere un messaggio, un brand, un’attività qualunque, devi essere in grado di comunicare in maniera efficace. I social media, all’epoca, rappresentavano la nuova frontiera della comunicazione di massa.

Ero convinto inoltre dalla prospettiva che la promozione a basso costo fornita dai social avrebbe favorito tante attività, specie le PMI, le Piccole e Medie Imprese, quelle del mio mercato di riferimento. Le aziende avevano l’opportunità di selezionare i destinatari dei messaggi, dei gruppi di discussione, delle tribù e dei diversi “amici” con cui dialogare a livello planetario.

Poi ero attratto dalla possibilità di accesso semplice e gratuito a offerte di vario tipo proposte ai navigatori della rete.

Fantastico, no?

Francamente, dopo anni di esperienze dirette vissute in rete, ora la mia curiosità si è esaurita, lasciando il posto a una constatazione maturata in questi anni: il mio attuale modo di ascoltare e comunicare non ha nulla a che fare con i social media.

 

PUNTI DI VISTA

Sto parlando di social, ma mi riferisco in particolare a Facebook.
È vero, ho diversi account anche su Twitter, Instagram, Google Plus e LinkedIn, ma ammetto di non averli mai seguiti con regolarità. Onestamente trovo che dedicare attenzione ai messaggi che a vario titolo arrivano sui diversi dispositivi sia un’enorme perdita di tempo e di concentrazione.

bufale

 

La faccio breve: dal mio punto di vista, i social sono una bufala che non puzza e non produce latte. Sono luoghi in cui le diverse accozzaglie si ritrovano per scaricare le proprie frustrazioni e incapacità. Danno sfogo al loro bestiario, molto spesso fatto di veri e propri insulti, nella sicurezza dell’anonimato e della rete. Se potesse, nemmeno la bufala oserebbe tanto.

Il fatto che oggi sui social circolino più notizie false che vere, che nessuno verifichi le fonti prima di pubblicarle, che vengano messe in rete “ad arte” dai mitici “troll” che si nascondono dietro nickname la dice lunga sul tipo di “chiavica” che sono diventati i social network. Non è solo un fatto nostrano: ovunque nel mondo la deriva è la stessa.

Hacker, terroristi e criminali sguazzano proprio in questi luoghi, coperti dall’anonimato e dalla privacy. Lo fanno per avere un posto sicuro in cui mettere in atto le loro strategie di distruzione, per delinquere e per reclutare “webeti”, le loro vittime preferite.

A vantaggio di chi? Scusa, ma sono stanco di chiedermelo.

Eppure lo scandalo della truffa perpetrata da Cambridge Analitica è abbastanza eloquente riguardo agli interessi che si muovono attorno alla chiavica dei social. Le mafie, vecchie e nuove, gli eversori e gli sfascisti sono sempre in agguato, in cerca di polli da spennare…

Fanno soldi con i miei dati, senza pagare e senza autorizzazione? Sono stanco di finanziare e di essere complice di questo ammasso di strategie eversive.
FB MESSAGGIO.001

 

BUSINESS A BASSO COSTO

Per non parlare dell’aspetto commerciale e della scempiaggine del basso costo.

La frantumazione e la segmentazione eccessiva dei target fanno sì che i social siano una vera manna solo per chi li gestisce e per chi può mistificare il reale valore della propria attività. Il tutto in nome del dio algoritmo e del miraggio dell’Intelligenza Artificiale. Sostengo da tempo che lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale è direttamente proporzionale all’aumento degli Ignoranti Assoluti…

I blogger, gli influencer e i guru del web marketing sono quotati eccessivamente rispetto al reale valore che possono offrire all’investitore. Prova a chiedere loro quanto siano in grado di farti guadagnare da un investimento promozionale, qualunque esso sia. Otterrai la stessa risposta che ricevevano gli imprenditori dai pubblicitari dei primi del ’900.
La risposta è: dipende!!!

Se ascolti i guru del web marketing, ti accorgi che sciorinano tutta una serie di vocaboli, ovviamente incomprensibili per la maggior parte degli interlocutori: gli imprenditori, appunto, che normalmente si occupano d’altro e parlano un’altra lingua.

Alla faccia della semplicità e dell’accessibilità.

È la solita vecchia manfrina: se vuoi l’antidoto di lunga vita, devi pagarlo caro, altrimenti non farà effetto.

 

Dulcamara- venditore.001

 

IGNORANZA+ARROGANZA

Poi c’è un altro aspetto che mi inquieta ancora di più ed è legato al binomio ignoranza/arroganza.

Per anni mi sono sentito dire dai diversi guru di turno che dovevo modificare il linguaggio per essere più efficace e per ottenere più follower, più click, più acquisti. Bah, sarà anche vero, ma ormai siamo a falsità, oscenità e turpiloqui di ogni genere, tutti registrati dai diversi messaggi (click, like, faccine) e ultimamente anche dai suoni e dai video.

140 caratteri o video di 10’’ per dire che cosa?

A volte mi chiedono: mandami una pillola del tuo messaggio. Semplifica, sii più sintetico… È vero, a volte sono prolisso, ma credo che, a forza di semplificare, si perda il senso della complessità dell’essere tra gli esseri, che si guardi la foglia e non la foresta.

Questo aspetto decisamente non mi appartiene!

Forse, e dico forse, è proprio questo il perfido disegno di chi gestisce i social e più in generale i Big Data: avere una massa di ignoranti, schiavi dei loro dispositivi, che non cerchino più le risposte fuori dalla rete e non si pongano più nemmeno le domande. Mi riferisco alla massa acritica pronta a bere tutto quello che l’imbecille di turno decide di propinarle con un’accurata campagna promozionale (molto spesso fatta a spese dei follower stessi).

Tutto questo non ha niente a che fare con la realtà, ma piace tanto alla marea di dementi festanti che cliccano “mi piace”. Mi spiace, ma la vita reale in cui voglio vivere e la prospettiva per cui sono disposto a crescere e lottare sono molto lontane dal letamaio quotidiano in cui sguazzano i gestori dei social e i loro frequentatori (con tutto il rispetto per lo stabbio e per i maiali).

 

John Lennon - la vita felice.001

 

IL MOTIVO DEI MOTIVI

Personalmente ho sempre creduto che ogni essere che viene al mondo cerchi di essere felice, libero e ricco, sotto tutti gli aspetti. Pochi ci riescono, è vero; eppure il desiderio resta vivo fin quando esiste la convinzione di potercela fare. È mia profonda convinzione che quando smetti di lamentarti e dedichi tutte le energie alla realizzazione dei tuoi sogni, vivi una vita appagante e piena. Sarà anche colpa dei “cattivi maestri” che ho avuto, eppure sono sicuro che la vita mi è stata donata per raggiungere questo scopo: basta semplicemente sfruttare i talenti che ho a disposizione e non sprecare le risorse in inutili distrazioni più o meno pericolose.

Mi sembra che i social in questi ultimi anni rappresentino appunto il luogo in cui queste legittime aspirazioni sono sostituite da un sentire comune fatto prevalentemente di rabbia e di violenza. Non sto dicendo che siano i social la principale causa del malessere delle persone, ma certamente non sono l’ambiente ideale per ricrearsi e vivere una vita felice.

Hai fatto caso a come ti senti quando arrivano i post e i commenti sui tuoi dispositivi? Hai mai visto delle persone sorridere mentre stanno vivendo le loro relazioni virtuali? Facci caso… è veramente inquietante come si possa diventare dipendenti di un meccanismo così stupido. Alcuni autorevoli e bizzarri opinionisti sostengono che tutto ciò dipenda dalla paura e dalla solitudine; eppure a me sembra che siano proprio questi strumenti e le strategie che ci sono dietro a generare comportamenti in grado di creare un proprio mondo virtuale fatto di angoscia, rabbia e isolamento.

Forse non erano queste le intenzioni di chi ha ideato questo mondo virtuale, ma oggi i risultati raggiunti sono questi e non li trovo per niente in linea con il fine di realizzare la felicità, la liberta e la ricchezza.

 

* * *

Informazione_attenzione.001

CONCLUSIONI

A questo punto mi sono chiesto: cosa posso fare?

Seguendo il mio pensiero guida “Ho molto di meglio da fare che perdere tempo con le zavorre”, ho deciso che è giunto il momento di uscire dal mondo dei social e tornare semplicemente alla vita reale.

Dal luglio 2017 ho dedicato solo un’ora al giorno ai social. Ho deciso di scoprire cosa sarebbe successo se non avessi frequentato il magico mondo dei social, liberandomi dalle SS, le Stupide Schiavitù, come quella di andare a controllare subito le notifiche (atteggiamento tipico di una vera e propria dipendenza) o di commentare qualunque post dei miei amici virtuali… In questo periodo ho scoperto che in fondo i miei veri amici sanno dove, come, quando e perché trovarmi: hanno il mio numero di cellulare, l’indirizzo email e gli altri strumenti che normalmente utilizzo per mantenere vive le relazioni.

Nel tempo mi sono liberato dall’assuefazione e negli ultimi mesi ho rinunciato anche a quest’ultima ora. Facendo bene i calcoli, sono 365 ore in un anno, cioè ben 20 giorni di tempo (circa) che ho deciso di dedicare a me stesso.

Nulla può sostituire il piacere di incontrarsi fisicamente e dirsi “come va”, senza che l’incontro venga commentato da emeriti sconosciuti, molti dei quali inqualificabili dementi. Guadagnando almeno 20 giorni ogni anno sono certo di poter dedicare più tempo alle cose davvero importanti, e spero che i miei veri amici facciano lo stesso! Di occasioni ce ne sono tante e avendo più tempo a disposizione se ne possono creare altre.

E gli oltre 2.000 amici virtuali sui social? Se considero che da più di due anni non accetto “amicizie virtuali” se non da persone che ho già incontrato, credo che i 2.000 amici virtuali apprezzeranno i motivi della mia scelta. Per loro sono semplicemente una zavorra, una persona in meno che leggerà i loro post, guarderà le loro dirette, ascolterà gli audiopost e cliccherà sui loro messaggi.

Dal momento che posso permettermelo a livello personale, figuriamoci per tutta la mia attività professionale e imprenditoriale, che si svolge altrove.

Le persone che mi conoscono bene sanno che possono visitare il mio blog www.ricettadellericette.come scoprire cosa stiamo realizzando.

Inoltre invio i broadcast agli iscritti alla mailing list del mio blog: per intendersi, solo quelli strettamente necessari per far conoscere le mie attività e i luoghi dove poterci confrontare. A loro e soltanto a loro dedico le attività promozionali online.

 

RECAPITI ATTIVI.001

 

Pertanto cancellerò i miei diversi account sui social network e resterò attivo su

  • Linkedin come Filippo Scarponi
  • Facebook come Ricettadellericette.com (pagina aziendale)
  • YouTube come Ricettadellericette (i video sono lo strumento che adoro)

 

CONSIGLI FINALI

Permettimi un consiglio: se vuoi seguire le mie attività e ancora non sei iscritto ai miei canali, fallo subito. Così comprenderai meglio perché non sono tipo da social e preferisco offrire dei bonus ben diversi dai “mi piace” e dalle faccine emoticon.

Lascio attiva la mia pagina Filippo Scarponi, ma inattiva sia in entrata che in uscita, almeno fino al 2019. Il motivo è semplice: non vorrei che qualcun altro dicesse cose per mio conto, magari inventando bufale o cavolate di altro tipo. So bene di non poterlo evitare in assoluto e magari già lo fanno. Certamente posso sempre rivendicare l’autenticità della mia scelta.

Un’ultima cosa…

Leave a comment

Message
Name
E-mail
URL

0