Quanto costa la formazione?

Ma quanto costa la formazione? E quanto costa restare ignoranti? Chiedilo a loro!!!

 

Loro sono degli imprenditori, degli artigiani panettieri, pasticcieri, gelatieri, gli Artigiani del Gusto come amo chiamarli. Questo gruppo in particolare ha partecipato al corso “Il conto della serva” che ho tenuto a Pasian di Prato (UD) presso la Crespi Forniture. Se vuoi saperne di più su questo corso, puoi trovare la scheda e le infologistiche nella pagina Corsi ed Eventi di questo blog.

In questo momento però non voglio parlarti dei miei corsi; voglio dirti cosa penso della formazione e perché è il migliore investimento che tu possa fare.

Hai provato a rispondere alle domande iniziali?

Anch’io per molto tempo ho creduto di poter andare avanti con tutto quello che sapevo e che avevo appreso nel corso della mia vita – l’esperienza. Specialmente quando arrivi ad un certo livello, ti senti apprezzato, riconosciuto, gratificato dal successo che hai ottenuto lavorando duramente. Per diversi anni ho smesso di prendermi cura della mia attività principale: dare valore a me stesso. Anch’io ho creduto di poter vivere di rendita, di poter fare a meno di quelle giornate impegnative – con la presunzione di saper già tutto, come la maggior parte degli adulti… Errore gravissimo!!!

Non è un caso che circa 10 anni fa mi sia rimesso in discussione proprio perché, come spiego nelle mie presentazioni 

O T’ELEVI 

O TE LEVI

Questa frase non è mia. L’ho trovata scritta in una maglietta di Made in Jail, proprio nell’estate del 2003. Credimi, in quella frase folgorante c’è la motivazione essenziale. Oggi più che mai se vuoi essere competitivo e restare nel ristretto numero degli eccellenti o t’elevi o te levi, o ti formi o ti fermi, o ti distingui o ti estingui… dillo come vuoi ma la sostanza è la stessa.

Al tempo stesso bisogna rendersi conto che il settore della formazione presenta innumerevoli occasioni, con le proposte più diverse e con modalità diversificate; praticamente le opportunità di formarsi si sono moltiplicate – e per fortuna – proprio per venire incontro alle diverse esigenze dei potenziali allievi, o discenti se preferisci.

Nel settore alimentare, quello di cui sono esperto, ho assistito ad una proliferazione di scuole, accademie, università, atenei, che propongono corsi, master, incontri, stage, ecc. volti a formare il professionista del cibo, e cioè quelle persone che vogliono essere cuochi, panettieri, gelatieri, pasticcieri, pizzaioli, ecc. – la lista sarebbe lunghissima.

Credo che in questo specifico momento ci sia un’offerta talmente ampia che se da un lato garantisce la possibilità di scelta tra gli indirizzi professionali più diversi e specializzati, dall’altra può generare confusione e disorientamento.

Collaboro con i migliori centri di formazione italiani e conosco bene i loro sforzi per cercare di soddisfare le esigenze degli allievi. Da qualche anno però ho cominciato a chiedermi se la proposta e soprattutto la modalità formativa che attualmente viene erogata sia ancora in sintonia con le esigenze dei discenti. Mi sono confrontato con tanti professionisti incontrati negli ultimi anni in diversi percorsi formativi ed ho cercato di mettermi nei loro panni.

Cosa si aspetta un corsista?

E soprattutto cosa si aspetta un professionista che investe tempo e denaro per formarsi? 

Se fino a qualche tempo fa tutti, o quasi, concordavano sulla metodologia esperenziale come arma vincente della formazione – non solo teoria, ma pratica operativa -, oggi il metodo va rivisto. Il corsista o l’allievo non è più alla ricerca della pratica operativa proposta da un formatore, da un maestro. È chiaro che “lui” sappia fare ciò che presenta; ma la domanda dell’allievo è: sono in grado di saperlo fare da solo, quando esco dal corso, nel mio laboratorio, nella mia azienda? 

Ecco allora che il professionista/allievo vuole due o tre “elementi formativi” che possa replicare autonomamente in qualunque altro luogo o tempo. Si aspetta quindi degli strumenti semplici, applicabili, replicabili e che diano risultati.

Non importa che si tratti di prodotto, packaging, vendita, logistica, gestione e controllo, ecc. La verità e che senza questi elementi formativi la formazione non serve a niente: è solo un’esibizione dell’arte, della conoscenza e della sapienza di chi presenta, del formatore. In alcuni casi può addirittura allontanare l’allievo dal percorso che vuole intraprendere. E mi fermo quì!

Quando chiedo al termine dei miei corsi o nei giorni immediatamente successivi: 

Come è andata? 

Cosa vi siete portati via? 

Cosa state applicando di ciò che avete acquisito? 

Comprendo immediatamente se il corso è stato efficace o no. Già perché la vera domanda di verifica è: Quant’è efficace una percorso formativo? Quanto rende?

Sì, le risposte ci sono e ci sono anche le formule di calcolo per comprendere l’efficacia di un corso. A queste e ad altre domande troverai risposta nel prossimo blog.

Ah, dimenticavo prepara carta e penna perché si tratterà di fare dei conti…

Grazie, a presto e… se vuoi lasciare un tuo commento sono sempre molto, molto molto ben accetti.

Filippo Scarponi

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